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Il diario di Clarissa libro

giorno trentotto

2018-11-14T21:17:51+00:00

di Clarissa, 07/11/2018 © Riproduzione Riservata

Avevo invitato Ale quella sera. Volevo raccontargli della situazione assurda che avevo vissuto la sera prima, quando Damiano si era presentato senza preavviso e senza un briciolo di considerazione davanti alla mia porta. Ma prima volevo parlargli di una storia che non avevo avuto il coraggio di raccontare a nessuno. Neanche al mio discreto diario. E visto che era stato proprio Ale a incentivare un mio particolare comportamento, era arrivato il momento di vuotare il sacco. Davanti a un bicchiere di vino rosso sarebbe stato più semplice.il diario di clarissa

“Ale, ricordi quello che mi hai detto quella sera di un millennio fa quando siamo andati a giocare a beach volley?”

“Ahahahah. Che avevo visto Cal nudo nella doccia. E’ successo quando ti eri presa una cotta pazzesca per lui. Volevo stuzzicarti un po’, lo ammetto. Sai che sono un po’ stronzo. Ancora ci pensi?”

“Non è che ci penso. Diciamo che ho delle novità a riguardo. Ricordi cosa mi hai detto esattamente?

“Che ero rimasto sconvolto dalle dimensioni del suo uccello”

Il cretino non smetteva di ridere, ma all’epoca la cosa mi aveva lasciata senza parole. Non che usualmente mi metta a fantasticare su eventuali dimensioni di chi mi piace, però. In effetti sì, lo faccio.

In fondo Cal è magrino, non tanto alto, avevo sempre immaginato che fosse misuratamente attrezzato, nulla di esageratamente ingestibile, ma neanche di deludente estensione. Una moderata via di mezzo gestita come si deve. Almeno questa era l’idea che avevo maturato in quel periodo.

Ovviamente di Cal mi piaceva tutt’altro, ero affascinata da mille altri particolari tutti suoi, ma nessuna donna sorvola davvero su certe superficiali congetture. Ci si pensa, ci si pensa eccome. Anche quando non vogliamo ammetterlo.

Mesi prima Ale mi aveva telefonato solo per parlarmi dell’uccello di Cal. E ovviamente la notizia aveva inevitabilmente potenziato la mia ossessione nei suoi confronti. Ma la questione Cal in qualche modo era finita. Così come il mio interessamento. Quindi parlarne non mi disturbava più.

“Clarissa, perché ne vuoi parlare?”

“Perché l’ho visto. Ho visto l’uccello di Cal”

“Ahahahah. Davvero? No, non ci credo”

“Invece sì. Vuoi sapere i dettagli, Ale? Muori dalla voglia. Lo so. Sei un caxxo di curioso”

Davanti a una bottiglia di vino avevo iniziato a raccontargli di quella improbabile serata a casa di Cal avvenuta un mese prima.

Quel giorno ero andata a fare le extension. Avevo questa massa gigante di capelli che mi scendevano lungo la schiena, e che in realtà mi davano anche un tot di fastidio. Ma erano decisamente fighi. E mi sentivo particolarmente attraente. Tutta vestita carina e truccata a dovere ero andata a trovare Cal per un giappo d’asporto e qualche birra.

Non mi interessava più. Per quello ero tranquilla, a mio agio, alla mano e spiritosa. Quando perdo interesse torno a essere io. Cosa che non mi riesce per niente quando mi sento sentimentalmente coinvolta.

Ridendo, scherzando e bevendo era bastato poco per portare la conversazione su temi più spinti. O per mettersi a ricordare i bei tempi in cui ci stuzzicavamo a vicenda per gioco.

E così me ne ero uscita con: [Ale mi ha detto che hai un uccello considerevole]

“Noooo!!! Gliel’hai detto? Che stronza!!!”

“Ahahahah. Certo che gliel’ho detto”

“Sei pessima, Clarissa. Adesso penserà che mi metto a guardare gli uccelli nei bagni. E dai! Cosa ti ha risposto?”

“Si è messo a ridere e mi ha risposto: [ah, ti ha detto così? Digli che la prossima volta lo può anche toccare se vuole]”

“Veramente?”

“No, Ale. Sto scherzando. Cojone”

“Ah”

“Ma perché? Ti piacerebbe?”

Ale non è gay, anzi. Però ho sempre sentito in lui una nota di bisessualità. Non l’ha mai ammesso ma lo sa, lo sa. Per questo motivo parla di uccelli con più disinvoltura di un eterosessuale medio. E a quanto pare averli intorno non lo infastidisce affatto.

“Allora, Ale? Lo faresti? Toccheresti l’uccello di Cal? Ahahah. No Ale, non rispondere. Non lo voglio sapere”

Comunque dopo quell’exploit particolare la serata a casa di Cal si era trasformata in un preliminare che ci stava trascinando sempre più vicini al punto di non ritorno, ma l’intermezzo del mio interessamento sentimentale di poco tempo prima ci aveva tenuti al sicuro dal varcare una soglia pericolosissima. Beh, quasi al sicuro.

Quando c’è intesa sessuale con qualcuno che si può fare?

Si gioca.

Mi ero avvicinata a Cal e gli avevo sussurrato nell’orecchio: [Che dici di farmi vedere di persona se ha ragione? Magari non sa quello che dice. O forse sì?]

Cal si era messo a ridere ma aveva uno sguardo inequivocabilmente intrigato. Gli piaceva giocare. Uh, se gli piaceva.

Aveva prontamente risposto che l’avrebbe fatto … ma solo se l’avessi fatto anch’io.

Ovvio.

“E quindi? L’hai fatto?”

“Ahahah. Ma certo che l’ho fatto, Ale”

Cal se l’era tirato fuori senza pudore, ma solo dopo la promessa che anch’io gli avrei mostrato qualcosa di stuzzicante. E poi …

“Che intraprendenza, Clarissa! Non me l’aspettavo. E poi?”

“Diciamo che avevi ragione. Ma non ti dirò nient’altro”

“Cosa avete fatto?”

“Non abbiamo fatto sesso. Abbiamo solo giocato un pò. E ti confesso … che mi sono sentita molto meglio”

Non era l’aver a che fare con il pene di Cal (che si era rivelato davvero sopra la media) che mi aveva fatta sentire meglio, era l’essersi tolta la soddisfazione di provare in prima persona qualcosa su cui avevo fantasticato per settimane.

E la consapevolezza che la cosa non mi aveva dato alcun tipo di emozione. Mi aveva divertita, in fondo era un gioco, ma non avevo sentito alcun coinvolgimento emotivo. Tutt’altro rispetto a ciò che era accaduto con Damiano.

Damiano era tutt’altra storia. Persa nei miei pensieri avevo iniziato a ripercorrere momento dopo momento ciò che ci eravamo detti il giorno prima. Ancora non riuscivo ad inquadrare la situazione, era troppo difficile per me capire quale sarebbe stata la cosa giusta da fare.

“Clarissa???? Allora! Me lo racconti o no quello che è successo ieri sera?”

“Sì te lo racconto … ma non ti piacerà … ”

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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