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Il diario di Clarissa libro

giorno trentatre

2018-10-03T21:08:31+00:00

di Clarissa, 26/09/2018 © Riproduzione Riservata

Quel pomeriggio ero tornata a casa e mi sentivo un po’ frastornata. Anzi, no. Non frastornata, ero inquieta. La mia testa si stava affollando di troppi pensieri, così avevo deciso di abbandonare temporaneamente quel caos mentale e spendere un po’ di tempo a giocare con il mio cane.
il diario di clarissa

Dieci minuti di gioco “tira la pallina, riporta la pallina”. Ma me la riporti sta pallina? Lucy era solita acchiappare la palla ma non riportarla. Secondo un mio amico le mancava un input di programmazione, dovuto probabilmente al mio incerto addestramento.

Eravamo quindi passati alle coccole estreme, con lei a pancia all’aria che faceva versi e io con voce squillante “pippi, sei la mia pippiiiiii… la mia cucciola, il mio mimmiiii, il mio mimmimimmiiiii. Piccolinaaaaa!!! Piccininaaaaa!!!” e a un certo punto sento:

“Ma vaffanculo scema!!!!”

Mi blocco.

Ma dice a me? La voce mi sembrava quella del mio vicino di casa.

Beh, ma non si può neanche giocare con il proprio cane? Forse avevo esagerato un po’ con i versi. La voce squillante un po’ troppo mimmimimmi. Però, addirittura vaffanculo scema! Che cattiveria!

C’ero rimasta un po’ male. E’ vero, stavo facendo dei versi ridicoli, però non meritavo un vaffanculo. Così. Da una voce proveniente dall’altra parte del muro. Senza neanche un avviso, uno scambio di battute, una richiesta cortese di fare meno rumore. Niente.

Poi avevo sentito gridare:

“Sei solo un povero coglione!!!!”

e un:

“Ma stai zitto imbecille, sei lì solo per raccattare soldi”

Finalmente avevo capito. Il mio anziano vicino stava guardando il telegiornale e si stava accanendo su qualche politico e tutte le stronzate che stava propinando al popolo italiano. O su qualche ministra intervistata che sparava una serie di caxxate. Mi era già capitato di sentire altre volte il mio vicino inveire sull’infinita quantità di individui molto convincenti a parole ma assolutamente inaffidabili e in cerca di voti e soldi facili.

Il fastidio nel vedere certi pezzenti in televisione aveva raggiunto livelli tali che avevo smesso io stessa di guardare il telegiornale. E comprendevo appieno l’accanimento del mio burbero vicino.

Ero tornata a pensare a ciò su cui era meglio non dedicare attenzione. Non perché si trattasse di qualcosa di brutto, ma semplicemente perché non sapevo bene come e dove collocare quei pensieri.

Alba alla fine mi aveva raccontato ciò che Damiano aveva detto sul mio conto durante il matrimonio, e in effetti la cosa mi aveva lasciata molto perplessa:

“Mi dispiace che Clarissa si ritrovi sempre da sola. Ed è un vero peccato. Quella ragazza ha degli occhi talmente belli che un uomo sarebbe davvero fortunato a stare con lei”

Che cosa?

“Scusa Alba, ma come fa a sapere che sto sempre da sola? Ci avrò parlato due volte negli ultimi cinque anni”

“Beh, è uno dei migliori amici del fratello di Erin”

“E che fanno? Parlano di me?”

“Non so, Clarissa, magari ha chiesto in giro”

La cosa mi turbava non poco. L’idea che qualcuno si mettesse a chiedere o parlare di me quando non ero presente mi infastidiva alquanto. E poi quell’insensata pietà nei miei confronti per il fatto di non essere mai riuscita a tenermi un uomo! Che poi non è mica vero.

Certo, ad analizzarlo bene il commento di Damiano era incredibilmente dolce e deliziosamente gentile.

Però c’era anche un non so che di compassionevole che un po’ mi irritava.

Iniziavo a dispiacermi un po’ di averlo trattato così male. Ma che potevo farci? Non avrei mai pensato che avrebbe speso parole così carine nei miei confronti. Si era sempre rivelato un coglione superficiale.

“O forse è l’idea che ti sei fatta in tutti questi anni a causa di ciò che è successo quella sera alla festa”

“Alba, quell’individuo trasuda superficialità e arroganza”

Mi ero imposta di fidarmi delle mie sensazioni a pelle, e di mettere da parte quel commento piovuto dal cielo e di difficile collocazione.

“Basta, non si parla più di Damiano e non si pensa più a Damiano, chiaro?”

Per una settimana mi ero occupata delle mie solite cose. Lavoro, lavoro, Lucy, lavoro. Cercare di evitare Cal e Alessandro. Sperare che Teo non si facesse più vivo. Non pensare a ciò che aveva detto Damiano.

Le uscite a bere con Fra, le serate con Erin. Un bicchiere di vino e una chiacchierata con Ale.

E durante una serata solitaria a casa a guardare le selezioni di xfactor e l’ennesimo “Per me è no” di Mara Maionchi, mi era arrivato un messaggio da un numero di cellulare sconosciuto:

“Mi dispiace non aver avuto la possibilità di vedere di nuovo i tuoi splendidi occhi. Buona serata. Damiano”

Ah!

Ero ovviamente senza parole. Avevo telefonato subito ad Alba.

“Alba mi è arrivato un messaggio da Damiano, ti sembra possibile?”

Le avevo letto il messaggio e lei aveva sbofonchiato un “ooohhhh… dai che carino!!!”

Sì, era un messaggio carino. Molto carino. Troppo. Ma quindi? Che intenzioni aveva? E come aveva avuto il mio numero?

“L’avrà avuto dal fratello di Erin”

Già, ma quale motivazione poteva aver addotto per chiedere in giro il mio numero? Era una faccenda assurda. Ma ovviamente io ci sguazzavo in quelle faccende. La mia fame di sensazioni intensissime ed estreme in quelle situazioni sembrava inappagabile e si accendeva come un fuoco inesauribile e inestinguibile.

E invece dovevo tranquillizzarmi e capire cosa avrei dovuto rispondere. Con intelligenza. Senza farmi trascinare dalle mie pulsioni esagerate.

E forse avevo capito … cosa dovevo fare …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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