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Il diario di Clarissa libro

giorno trentanove

2018-11-21T18:56:27+00:00

di Clarissa, 14/11/2018 © Riproduzione Riservata

Mi ero trovata la faccia di Damiano a trenta centimetri dalla mia e mi era sembrato di perdere temporaneamente il respiro. Il cuore aveva fatto un sobbalzo che mi aveva lasciata senza fiato. Potevo solo guardarlo, non riuscivo a fare nient’altro in quel momento.il diario di clarissa

Venti secondi di sguardo silenzioso e poi mi ero ritratta dalla porta di casa e avevo affrontato la situazione.
“Damiano, cosa ci fai a casa mia?”

“Ho bisogno di parlarti”

“Sì, ok, è che sto aspettando Erin. Deve venire a cena”

“Posso unirmi?”

“Per cosa? Per cena?”

“Sì, perché no? Cucini tu?”

“No, hanno aperto una nuova pizzeria d’asporto qui vicino, volevamo provarla. Ahia, è pizza vegetariana e vegana. Ti va male, mi dispiace”

“Ahahahah. Ma no, la provo volentieri”

Va bene.

Mi ero voltata e mi ero resa conto solo in quel momento di come fosse conciata casa mia.

Pelo di cane praticamente in ogni angolo. Un paio di sacchetti di plastica pieni di roba che dovevo andare a buttare da un secolo, ma peggio del peggio la mia biancheria e i miei asciugamani che avevo accatastato a caso sulla sedia del soggiorno in attesa di essere stirati.

Detesto stirare, oltre che non sono capace, quindi finisco per abbandonarli lì per giorni.

E detesto le improvvisate! Gente che viene a sficcanasare nelle tue abitudini intime e quotidiane senza lasciarti un minimo di preparazione. Se ti scusi del disordine rispondono che non se n’erano neanche accorti. Sì, come no. E’ come non accorgersi di qualcuno che scoreggia in ascensore. Si fa finta di niente ma tutti sanno che qualcuno si è lasciato andare a discapito degli altri.

In più Damiano continuava a guardarsi intorno e sembrava analizzare tutto con fin troppa attenzione, e la cosa mi stava creando una certa irrequietezza.

Si era avvicinato al tavolo da pranzo, aveva sollevato la mia candela profumata Yankee candle Autumn Glow e l’aveva annusata a fondo, mandandomi un cenno di apprezzamento.

Poi aveva fissato lo sguardo su un posacenere raggae raffigurante Bob Marley che avevo acquistato durante un viaggio a Valencia.

“Ti piace Bob Marley?” mi aveva chiesto.

“Diciamo che mi capita di ascoltarlo. Ma di base prediligo un altro genere”

“Tipo?”

“Vasco. Tutta la vita”

“Ah. Nei nostri amati anni 80 era impossibile non apprezzarlo. Oggi non è più quello di una volta ma è ancora capace di creare la magia durante i suoi concerti”

“Sì, davvero. Ogni anno il concerto di Vasco è una botta di energia che mi fa stare bene per giorni. E passo intere giornate dopo il concerto ad ascoltare la sua musica a tutto volume e a rivivere i tempi più fighi della mia adolescenza”

“Sì, anch’io ci vado praticamente ogni anno per lo stesso motivo”

Questo era decisamente un punto a suo favore.

E anche il fatto che si fosse messo ad accarezzare Lucy quando si era prodigata in feste e manifestazioni calorose nei suoi confronti.

Ho sempre avuto la rigida opinione che agli esseri umani che non amano gli animali manchi un pezzo fondamentale di amore per la vita. Le motivazioni potrebbero essere le più disparate, e posso anche scusare quelli che hanno avuto brutte esperienze in passato e si sentono toccati da pessimi ricordi, ma non riesco a scusare un immotivato disinteresse o distacco, per non dire odio nei confronti degli animali. Dei cani, in particolare. Sono forse le creature più colme di sentimenti positivi nei confronti degli uomini, e mi sembra davvero impossibile non venire toccati da questa loro splendida predisposizione.

Amo gli uomini che amano gli animali.

E vedere Damiano che accarezzava Lucy mentre mi raccontava i suoi ricordi da ventenne ad ascoltare Vasco in piazza con gli amici, in macchina o sdraiati nel parco a bere birra mi riempiva il cuore di emozione.

Quel ragazzo aveva un non so che di sensibile sotto quella corazza di arrogante superficialità.

Eppure l’aria da stronzo arrogante ce l’aveva eccome, e non ero solo io a pensarla così. Quella sera al pub in compagnia di Mari le avevo chiesto cosa ne pensasse di questo enigmatico individuo. La sua risposta mi aveva fatto un po’ sorridere:

“Scusa se te lo dico, Clarissa, ma mi sa di uno abbastanza viscido e superficiale. Uno che per fare i cazzi suoi venderebbe un suo amico.”

Ahahahah. Le mezze misure di Mari.

“Però non lo conosco, quindi boh” aveva aggiunto.

Mi facevano impazzire la sua graffiante sincerità e i suoi implacabili giudizi da prima impressione.

E quindi boh. Che Damiano nascondesse altro era ovvio, che anche quest’altro non fosse frutto di precise manipolazioni era tutto da vedere. Ma era arrivato il momento di scoprire le motivazioni di questa visita così inaspettata.

“Damiano, di cosa mi vuoi parlare?”

“Di come mi sono comportato. Di te. Di noi”

Di noi????

“Non mi aspettavo di trovarti al pub quella sera. Ti devo delle spiegazioni, perché il mio comportamento ti sarà sembrato poco coerente”

Da grande appassionata dei romanzi di Jane Austen, che ho avuto il piacere di leggere e rileggere non so quante volte, condivido un aspetto apparentemente trascurabile sugli uomini che tanto trascurabile non è. L’autrice permetteva sempre ai suoi protagonisti maschili di motivare i loro comportamenti. Sparizioni improvvise, atteggiamenti incoerenti, tradimenti. Nel corso del romanzo agli uomini veniva sempre lasciato lo spazio per chiarirsi e spiegarsi. E a volte anche per chiedere perdono. Una sottigliezza che permea tutti i personaggi di Jane Austen di una profondità celata per il resto dell’opera.

Forse voleva dirci che gli uomini che trovano il coraggio o sentono la necessità di dare spiegazioni, per quanto deplorevoli siano i loro comportamenti, in fondo posseggono un animo cortese. Magari non sensibile, ma almeno educato.

Una dimensione quasi perduta dal genere maschile della nostra epoca. Purtroppo.

E a donne deluse, tradite, mortificate, la Austen permetteva sempre di ascoltare ciò che gli uomini avevano da dire. Ascoltarli davvero.

E questa invece è la qualità andata persa in buona parte del genere femminile. Purtroppo.

Incoraggiata da questa visione volevo permettere a Damiano di dire ciò che sentiva il bisogno di dire. E volevo ascoltare davvero le sue motivazioni.

“Ti ho mandato quel messaggio perché volevo che sapessi …

E avevano suonato alla porta. Noooooo!!!! Era arrivata Erin.

Perché volevo che sapessi???? … Cosa???? …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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