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Il diario di Clarissa libro

giorno quarantotto

2019-01-30T22:31:33+00:00

di Clarissa, 23/01/2019 © Riproduzione Riservata

“Pronto???”

Silenzio. Ci eravamo guardati con esitazione senza sapere cosa rispondere. La voce si stava facendo sempre più insistente. Pronto??? Chi parla??? Qualche secondo di silenzio, quindi avevamo attaccato.
il diario di clarissa

“Ma perché nessuno parla?”

“Ma cosa diciamo?”

“Cal, hai detto che volevi fare uno scherzo ad Ale. Quindi?”

“Ci sono. Appena chiede ‘chi è?’ rispondiamo in coro … ‘stocaxxo’ … ahahah. Però tutti insieme”

Eravamo proprio alla frutta. D’accordo. Vai.

“Sta squillando, ragazzi. Ci siete?”

“Pronto? Pronto chi è?”

“stocazzooooooo …”

E avevamo appeso. E poi eravamo scoppiati tutti a ridere come ragazzini. Dai, sì, era stato uno scherzetto innocuo, però abbastanza divertente.

Qualche minuto dopo il telefono di Cal aveva iniziato a squillare.

“E’ Ale, cosa facciamo?”

“Rispondi. Aspetta, metti in vivavoce”

“Ciao Ale”

“Cal, guarda, bello scherzare. Comunque la tua voce squillante si è sentita benissimo. La tua e quella di Clarissa. E’ inutile che chiamate col numero nascosto, siete veramente riconoscibili”

“Ma te la sei presa?”

“Ma no, figuriamoci, stavo dormendo. Avete svegliato tutta la casa, vabbè, c’è chi la prende un po’ meno bene di me. Comunque niente, mi sembra che vi state divertendo. Cal, senti, hai fatto benissimo a chiamare. Non potevi prendere decisione migliore. Magari la prossima volta non all’una di notte a fare gli scherzi come i cretini”

“Ma sì, Ale, era per salutarti”

“Ma certo, no ma va bene. Mi spiace non essere lì a divertirmi con voi. Comunque buonanotte. Ciao. Ciao.”

Avevamo riattaccato e ci eravamo guardati un pochino spiazzati. Era uno scherzetto da niente, ma il tono di Ale era stato un po’ pungente. Perlomeno speravamo di non avergli creato qualche difficoltà con la pacata e tollerante coniuge. Che non apprezzava molto queste interferenze notturne assolutamente inattese e totalmente inappropriate. Vabbè, fatti suoi. Non era certo colpa nostra, era lui che avrebbe dovuto scegliere una compagna più accomodante e meno acida.

Un’altra oretta di chiacchierate, birre, risate e poi avevamo lasciato il locale.

Non ero neanche riuscita a salutare Anthony, ma forse era stato meglio così. Non avevo niente da dirgli e invitarlo alla mia festa si era rivelata una terribile decisione. Nessuno l’aveva visto andar via. Probabilmente era sgattaiolato fuori mentre stavamo facendo lo scherzo ad Ale, e così si era dileguato senza lasciare traccia di sé. A parte i boccali di birra vuoti sul bancone e una reputazione che avrei avuto difficoltà a scollarmi di dosso. Bastardo!

Se non l’avessi invitato forse le cose sarebbero andate diversamente, ma non avevo la voglia né la forza di mettermi a immaginare cosa sarebbe potuto succedere altrimenti. Unica cosa che mi addolorava della serata erano i giudizi impietosi nei miei confronti che probabilmente erano scattati in Damiano, e che Anthony aveva contribuito largamente a creare. Se Anthony fosse rimasto a casa o a caxxeggiare in giro come al suo solito la serata probabilmente sarebbe stata più leggera. La combo Anthony-Damiano era la peggiore congiuntura cosmica che mi potesse capitare il giorno del mio compleanno, ma non c’era molto che potessi fare, a parte evitare fino alla morte Anthony.

“Per quanto riguarda Damiano, forse è il caso di stargli alla larga e basta”

“Clarissa, ho osservato Damiano in varie occasioni stasera e non penso che abbia gradito i nostri giochi. Mi è sembrato un po’ irritato”

“L’hai notato anche tu, Mari?”

“Sì”

Avevo bisogno di allontanarmi da quella fantasia su Damiano, perché anche se non fosse scattata in lui nessuna idea particolare, tutto ciò che era successo in toto, dalle parole cattive al rifiuto, alle mie storie sul tradimento, all’aver baciato un’altra persona, tutto insieme aveva creato un ammasso di pesantezza che non avevo desiderio di affrontare. Sarebbero state necessarie spiegazioni, chiarimenti, giustificazioni. E io in quel momento non sentivo dentro la volontà di motivare me stessa e le mie azioni a chi nella mia vita non rappresentava nulla più di un pensiero.

“Ragazzi, sto morendo di fame. Che dite di andare a comprare qualcosa?”

Quasi tutti avevano risposto di no, avevano abbozzato qualche scusa sul fatto che erano stanchi, che era tardi, che dovevano alzarsi presto, bla bla bla. E così uno alla volta mi avevano salutato e si erano diretti verso casa. Tutti tranne Cal ed Erin.

“Potremmo andare al Carrefour express h24. E’ l’unico che mi viene in mente aperto a quest’ora”

“Va bene, vada per il Carrefour” avevano risposto i miei due amici.

Eravamo entrati nel supermercato in cerca di qualche cibo veloce e molto calorico da divorare in pochi minuti. Non eravamo gli unici, il locale brulicava di individui che acquistavano di tutto, dalle birre agli shampoo, dai preservativi ai pannolini. E c’era anche un uomo sulla trentina che si stava recando alla cassa con in mano un bonsai. Un bonsai? Non pensavo che al Carrefour express vendessero i bonsai. Non li avevo mai notati. E perché uno dovrebbe acquistare un bonsai alle due di notte? La cosa mi aveva colpita. Un ragazzo dall’aria un po’ strana, in effetti, con i capelli scuri corti, l’abbigliamento curato, un’aria ordinata. E una faccia un po’ inquietante, due occhi poco espressivi, un sorriso enigmatico.

Mi ero fermata a studiare questo bizzarro individuo e le possibili motivazioni che potessero averlo spinto a trovarsi in un supermercato da solo alle due di notte a comprare un bonsai. Bah!

Avevo ritrovato i miei amici nella corsia delle merendine a battibeccare sull’acquisto dei nuovi Oreo slim. Meglio o peggio di quelli classici? O di quelli a doppio strato di crema?

Alla fine avevo agguantato una confezione di Loaker gusto vaniglia e mi ero avviata verso la cassa. Il tizio con il bonsai era sparito. Eppure ero sicura non aver visto nessun bonsai in tutto il negozio.

Usciti dal supermercato ci eravamo fermati a ingurgitare le schifezze acquistate. Giusto una mezz’oretta, poi ci eravamo diretti anche noi verso casa.

Finalmente potevo andare a letto, mi sembrava fosse durata una vita quella giornata. Erano successe molte cose, ma alla fine era stata una bella festa. Sotto il piumone caldo non avevo voglia di pensare più a niente, mi ero addormentata subito.

Avevo avuto l’impressione di essermi addormentata solo qualche minuto prima, quando all’improvviso era squillato il telefono.

“Oddio, ma chi poteva essere ancora?” …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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