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Il diario di Clarissa libro

giorno quarantatre

2018-12-25T20:57:20+00:00

di Clarissa, 12/12/2018 © Riproduzione Riservata

Ce l’avevo fatta, ero riuscita finalmente a cambiare la mia Nissan Micra quasi d’epoca del 1999. Avevo provato un po’ di dispiacere, in fondo mi aveva accompagnata per più di un decennio e si era rivelata l’investimento migliore della mia vita.

Acquistata in contanti nel lontano 2006 al prezzo irrisorio di due mila euro, non mi aveva mai lasciata a piedi e si era dimostrata negli anni una compagna decisamente affidabile. Giusto qualche aggiustatina ogni tanto e il minimo della manutenzione, eppure aveva percorso indisturbata quasi 180 mila chilometri.
il diario di clarissa

“eh, sì, Signora, non fanno più le auto di una volta” (Signora???!!!?)

Mi trovavo in macchina con un commesso di ‘noicompriamoauto.it’; li avevo contattati per un appuntamento con la speranza di ricavare qualcosa da quella triste separazione, e sapendo che nel mercato tra privati non avrei avuto alcuna possibilità, all’idea di dirigermi mestamente verso la rottamazione, avevo preferito tentare l’ultima carta utile.

Online mi avevano fatto un preventivo di 325 euro, non male considerate le condizioni pietose dell’auto, anche se quel motore immortale diesel aspirato 1.5 valeva molto di più di trecento e rotti euro, sarebbe andato avanti all’infinito se non mi avessero rotto le scatole con i limiti di circolazione dell’euro stocaxxo.

Pronta per l’offerta definitiva, con tutti i documenti alla mano, ero entrata nel negozio ed ero stata accolta da un ragazzo molto giovane che, col suo bel tablet in mano, aveva registrato tutti i miei dati. Dopodiché ero stata assegnata a un altro ragazzo, un po’ meno giovane, che avrei dovuto accompagnare per il test drive. Giusto un giro di 5 minuti per testare le performance dell’auto.

La mia Micra era ovviamente in condizioni inguardabili, ma durante il breve tragitto di prova non ero riuscita a trattenermi dal descrivere con un certo orgoglio il rendimento pluriennale di quel motore imbattibile. Ormai era impossibile scovare quel tipo di motore in qualsiasi modello di moderna produzione. Il ragazzo mi aveva guardata e si era messo a ridere, dandomi ovviamente ragione sul fatto che ai bei vecchi tempi progettavano auto molto più durature.

Terminato il test drive e due chiacchiere superficiali eravamo passati in officina per l’analisi dettagliata delle condizioni estetiche. Ahia. Qua marcavo male. Ammetto di essere un po’ carente nella cura estetica degli oggetti, e la macchina non faceva eccezione. La mia guida sportiva e anche molto scaxxata non mi tratteneva dal finire addosso a muri, alberi o chissà che altro durante qualche manovra un po’ azzardata, per non parlare dei parcheggi celeri con scarso rispetto dei marciapiedi. Una volta avevo strisciato un lato dell’auto contro la parete di non so cosa, e uscendo dal box dei miei non avevo potuto evitare una botta alla portiera laterale. Ma questo era il bello di possedere un’auto del 1999. Visto che già faceva schifo era inutile crearsi problemi per qualche graffio e qualche botta. Il mio motto era “basta che cammina”.

Guardavo il ragazzo con un’aria da “va bene, ok, l’aspetto estetico la penalizza, ma dentro nasconde un cuore eccezionale”. Il ragazzo era intento a fare le foto all’auto, ma intanto rideva e scuoteva la testa divertito.

Al termine di tutto l’ambaradan ero curiosa di conoscere quanto mi avrebbero offerto per appropriarsi di quella meraviglia.

Eravamo saliti nel suo ufficio ad attendere un riscontro dalla centrale in Germania. A quanto pareva l’azienda acquistava qualunque tipo di auto, anche quelle incidentate, le mandava in Germania e lì venivano smistate per finire in qualche paese europeo oppure verso qualche servizio di rottamazione di fiducia. E il prezzo veniva deciso proprio alla centrale, sulla base di tutti i dati che il ragazzo aveva raccolto.

Ero lì seduta ad attendere, sperando che mi offrissero un po’ più di 100 euro. Insomma, essendo partiti da 325 massimo, ma considerando il motore che era un gioiellino sarebbe stato uno scandalo se mi avessero offerto meno di cento.

Ma soprattutto, avevo bisogno di soldi per fare il costosissimo passaggio di proprietà che avevo in programma il giorno dopo. 400 euro solo per il passaggio. Ladri schifosi. Ero riuscita a prendere al volo l’occasione di un amico che voleva liberarsi velocemente della sua Toyota Yaris del 2007. Me l’aveva offerta a 500 euro e aveva su solo 80 mila chilometri. Mi sembrava di aver vinto la superlotteria cosmica del cambio auto. Quasi da non crederci.

Avevo analizzato nel dettaglio ogni aspetto dell’auto, ma di sicuro esteticamente non c’era paragone. Aveva anche l’aria condizionata. Ma chi l’aveva mai avuta? Ma soprattutto il finestrino funzionava. Ormai ero abituata ad avere il mio finestrino lato conducente bloccato da anni. Si era rotto in una fredda giornata invernale, l’avevo fatto aggiustare un paio di volte ma continuava a rompersi. E allora mi ero rotta anch’io di spendere soldi.

Ero giunta disperatamente a fare il telepass per evitare ogni volta di scendere dalla macchina al casello. Quando usavo il bancomat per pagare il pedaggio la voce tuonante “si prega di non scendere dal veicolo” mi accoglieva in malo modo. E io “E come caxxo vuoi che ti paghi, bello?”. Per non parlare delle auto in coda dietro di me. Tizi al volante che mi guardavano contrariati e io che tentavo di gesticolare un “che palle, non mi funziona il finestrino. Che devo fare? Ma sono l’unica al mondo a cui capita?”

Sì, decisamente stavo facendo un affare.

“Tredici”

“Cosa, scusi?”

“Signora, mi è arrivata l’offerta” (ancora Signora???!!??)

“E quindi?”

“Le offrono tredici euro”

“Come tredici euro?”

E mi aveva mostrato il tablet in cui appariva a caratteri cubitali ‘Offerta: 13 euro’.

Ma come 13 euro? Ma cos’è? E i 325 di offerta iniziale? E il mio motore superperformante? Ma davvero? Tredici euro? Ma che scandalo!!

“Vabbè, accetto”

“Comunque Signora (ahhhh, che palle sta signora!!!) il tredici è un bellissimo numero, uno dei miei preferiti. Secondo me le porterà fortuna, me lo sento”

“Sì beh, non è che si può fare altro con questi tredici euro. Speriamo almeno in un po’ di fortuna, va”

Ma sì, dai, ancora qualche ora e sarei stata proprietaria di una Toyota Yaris con climatizzatore e finestrino funzionante. Vada per i tredici euro.

Tornata a casa avevo un’altra incombenza di cui occuparmi. La mia festa di compleanno.

Non volevo sbattermi, ma avrei gradito riunire in un’unica stanza le mie persone preferite, bella musica, qualcosa da mangiare e alcol a gogo. Mi bastava questo. Avevo scelto il pub vicino a casa apposta. Comodo, intimo e zero sbattimento.

Stavo stilando la lista dei possibili invitati, e sicuramente non potevano mancare Erin e Alba, Mari, Cal, Francesca e anche Ale. Valeria, Danny, James. Alcuni amici di vecchia data, qualche ex compagno di università. Boh, magari qualche frequentazione che non vedevo da tempo. Il fratello di Erin? Mi sarebbe piaciuto invitarlo, ma in quel caso Damiano l’avrebbe saputo di sicuro.

E Damiano?

Avrei voluto Damiano al mio compleanno? Era la mia festa, volevo divertirmi, però…

Sì, sarebbe stato bello averlo lì nel pieno dei festeggiamenti per i miei 36 anni. Però, considerando come erano andate le cose, non sarebbe mai venuto. O magari si sarebbe presentato e ci saremmo sentiti a disagio entrambi. O forse non si sarebbe visto e ci sarei rimasta male, rovinandomi l’umore per tutta la serata. Ma chissà, poteva anche darsi che avremmo trovato un momento per chiarirci e sistemare le cose. Ma probabilmente avrebbe rifiutato.

Ero ancora nel pieno delle mie seghe mentali, stavo giusto maturando gli ultimi pensieri confusi quando, senza neanche accorgermi, avevo preso il telefono e avevo scritto su whatsapp “ciao, questo venerdì è il mio compleanno e festeggio nel pub accanto a casa mia. Se vuoi fare un salto mi farebbe piacere. Dalle 21 in poi. Ciao”

Invio.

Ecco qua. E adesso vediamo cosa succede …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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