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Il diario di Clarissa libro

giorno quarantasette

2019-01-24T20:12:38+00:00

di Clarissa, 16/01/2019 © Riproduzione Riservata

“Quand’è l’ultima volta che hai baciato qualcuno?”

La domanda lampeggiava sul mio telefono sempre più insistente.

La guardavo senza sapere bene dove andare a parare. Le risposte erano:

a. Qualche mese fa
b. 2/4 settimane fa
c. Oggi
il diario di clarissa

Non avrei avuto alcun problema a rispondere che l’ultima volta che avevo baciato qualcuno era ai tempi di Teo, qualche mese prima. Ma in realtà non era così semplice. Quanto era successo un’oretta prima avrebbe potuto crearmi qualche problemino.

Ero tornata con la mente all’episodio con Anthony all’interno di quello stramaledetto bagno. Lui si era avvicinato puntando la mia bocca ma io mi ero ritratta. Ma mi ero ritratta subito? No, erano passati almeno venti secondi durante i quali la sua lingua si era insinuata con arroganza nella mia cavità orale.

Non volevo baciarlo, ma mi aveva presa alla sprovvista e avevo reagito con un certo indugio. E così venti secondi di bacio c’erano stati. Cosa dovevo rispondere? Non è che potevo stare a spiegare alla gente che “eh, è stato troppo veloce, non ho fatto in tempo a mandarlo subito a fanculo”. Dovevo dare una risposta secca, e avevo Anthony di fronte a me che avrebbe potuto dire qualsiasi cosa.

C’era anche un’altra questione. Usciti dal bagno avevo incontrato Cal che, ridendo come un cretino, mi aveva chiesto se era successo qualcosa di torbido in bagno. E io ovviamente:

“Nooooo, ma sei pazzo? Assolutamente no!”

“Mi stai raccontando una caxxata, Clarissa?”

“Ma ti pare, Cal? No, non ti racconto caxxate, non è successo niente con Anthony. Ti pare che faccio ancora qualcosa con quell’individuo? Ma non lo vedi che è completamente fuori?”

E me n’ero andata un po’ indispettita e infastidita da quelle patetiche supposizioni.

E ora mi ritrovavo a dover rispondere a una domanda particolarmente scomoda. Se avessi risposto “Qualche mese fa” avrei avuto Anthony alla gola; se avessi risposto “oggi” avrei avuto la nomea di bugiarda da parte di Cal e di troia da parte di Damiano. Ed era sicuramente peggio.

Risposta: qualche mese fa. E vaffanculo a Anthony.

“Ehi aspetta. Che significa qualche mese fa?”

“Che è così. L’ultima persona che ho baciato è stata Teo. Quindi…”

“Clarissa, mi stai prendendo per il culo?”

“No, Anthony, non ci penso proprio. Non starai parlando di quella cavolata in bagno di poco fa? La domanda è riferita a un bacio serio. Un bacio vero e proprio. Quella era solo una stronzata”

“Ma di che caxxo stai parlando, Clarissa? Un bacio è un bacio. C’era anche la lingua, non so se te la ricordi. Ma sono sicuro che la mia lingua te la ricordi eccome” e aveva iniziato a fare dei movimenti indescrivibili con la lingua, come se la volesse leccare a non so quale trasfigurazione prodotta dal suo cervello bacato.

Ahhhhh. Ma che squallore.

“Piantala, Anthony, sei veramente patetico”

“Piantala tu Clarissa di raccontare caxxate”

Tutti mi guardavano. Chi serio, chi mezzo divertito, tutti con aria giudicante. O almeno questo era ciò che vedevo di loro.

Anthony era arrivato alla festa in vena di polemiche, stava solo aspettando l’input giusto.

Io mi sentivo messa all’angolo e non avevo più voglia di giustificare i fatti miei. Quel gioco aveva rovinato la serata e mi stava rovinando la vita.

Avevo preso la giacca ed ero uscita di volata dal locale.

Qualche secondo dopo mi avevano raggiunto Alba ed Erin.

“Alba, allungami una sigaretta, va”

“E’ tabacco, Clarissa. Te la faccio io, aspetta”

Mentre Alba mi rollava una sigaretta mi era venuto il magone accompagnato dal desiderio di scomparire dalla faccia della terra.
“Non è stata una buona idea prestarsi a quel gioco stupido. Era da quando andavo alle medie che non venivo umiliata così, pubblicamente”

“Ah sì? Scusa, e quando hai mostrato le tette a tutta la discoteca? E quando ti ha beccato Stefano a fare pipì per strada?”
Avevo guardato Erin con un’occhiataccia. Ma poi ero subito scoppiata a ridere.

“Ahahah. In effetti”

Avevo aspirato intensamente quel fumo in cerca di facile stordimento dai miei pensieri pressanti. Fumare creava un non so che di appagante e liberatorio che mi faceva sentire tranquilla. E così avevo iniziato ad aspirare quel tabacco come se fosse un momento atteso da un secolo. Nuvole di fumo gustate con cura.

“Qual è il problema, Clarissa?”

“E’ l’ultima volta che festeggio un compleanno. Anzi, mi fermo qui, non compirò più gli anni d’ora in avanti. E fanculo tutti”

Un’altra boccata profonda di sigaretta. Poi avevo continuato:

“Sono una troia bugiarda e traditrice. Ormai penserà questo di me Damiano. E ha ragione, è evidente. Perché uno dovrebbe interessarsi a me, Alba? Sono pessima”

Alba mi aveva guardata colma di comprensione. Poi aveva risposto:

“Sei una tipa spontanea, che agisce d’impulso, sei passionale, fai delle caxxate, è vero. Ma sei padrona delle tue azioni, Clarissa. Sai chi sei, e non te ne è mai fregato niente di farlo vedere agli altri. Mi fanno molta più pena quelli che fingono di essere qualcos’altro. E di solito ci riescono pure male. Tu non sei una che nasconde la sua personalità dietro a finte facciate. Nel bene o nel male sei sempre tu. Ma questa è proprio la parte più figa di te. E non c’è Cal, Damiano, Teo che tengano. O ti prendono in toto, oppure che se ne vadano a fanculo, proprio come dicevi tu”

“Quindi continuo a fare la troia bugiarda e traditrice senza farmi troppi problemi?”

“Esatto. Sei la nostra troia bugiarda traditrice, e che caxxo!”

Tutte e tre ci eravamo messe a ridere. Ci eravamo guardate e poi un abbraccio risanatore mi aveva fatto sentire molto meglio.

“Però voglio un’altra sigaretta, Alba”

“Ne hai appena fumata una”

“Dai, non rompere. E’ la mia festa. Fammi sta sigaretta”

“Sei anche una grande rompipalle, Clarissa. D’accordo”

In quel momento era uscito Damiano:

“Clarissa, grazie per l’invito, mi sono divertito molto (immagino). Devo andare, scusami”

“Sul serio? Beh, grazie a te per essere venuto. E ti ringrazio tantissimo per il regalo, è davvero stupendo”

Si era abbassato per darmi due baci fugaci sulle guance, aveva salutato le mie amiche, poi aveva trattenuto il suo sguardo su di me per qualche secondo, quindi si era allontanato.

Provavo un sentimento di aridità mista ad apprensione per come si era svolta la serata, e per come ne ero uscita ai suoi occhi. Non lo rivedrò mai più. Questo era ciò che mi balenava in testa in quel preciso momento. Peccato.

Dopo dieci secondi era uscito anche Cal con il sorriso sulla bocca e due occhietti pieni di eccitazione.

“Ragazze, adesso ci divertiamo. Ho avuto un’idea geniale”

Ohhh, immagino.

“Telefoniamo ad Ale. Gli facciamo uno scherzo”

Ale ovviamente non era venuto. La moglie non gli aveva concesso la libera uscita. Eravamo abituati a vederlo solo quando rimaneva a casa da solo, cioè quando la moglie decideva di portare i bambini a trovare i nonni in Germania, e per sua fortuna la cosa capitava piuttosto spesso. Ma se lei era a casa, difficilmente riusciva a mettere piede fuori dalla porta senza il suo permesso. Tutto molto triste, e anche molto patetico, ma a quanto pare i compromessi matrimoniali sono fuori dalla mia diretta comprensione, quindi boh.

“Perché vuoi telefonare ad Ale?”

“Per disturbarlo e dirgli che è un cretino”

“E’ quasi l’una, lo sai che sua moglie ci ucciderà?”

“Per questo lo chiamiamo da un numero nascosto”

“Ma non siamo alle elementari, Cal. E’ il mio trentaseiesimo compleanno. E poi lo sai che non prende bene certe cose. E figurati se tiene il telefono acceso di notte. Mi sembra proprio una caxxata”

Nel frattempo erano usciti anche Vale, Alain, Danny, Francesca e James. Cioè tutta la combriccola di ex colleghi di Ale. Ovviamente James premeva per fare quello scherzo telefonico infantile: “Daiiiii, facciamolo. So io come per far uscire il numero nascosto”.
Una combriccola di mentecatti.

Ero convintissima che l’avremmo fatto incaxxare, ma alla fine mi ero prestata comunque.

“Però parli tu, Clarissa”

“No. E’ tua l’idea, Cal. Parlaci tu”

Avevamo fatto qualche test incrociato per essere sicuri che non comparisse il numero di telefono.

“Esce numero privato. Vai”

36 anni e mi trovavo ancora a rispondere a test idioti e a fare telefonate anonime nel cuore della notte. Dovevo aver sbagliato qualcosa. Sì.

Eravamo in cerchio come ragazzini con uno smartphone in vivavoce ad aspettare che il cretino di Ale rispondesse alla chiamata. E non aveva neanche il telefono spento.

E alla fine aveva pure risposto.

“Pronto???” …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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