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Il diario di Clarissa libro

giorno quarantasei

2019-01-17T15:19:24+00:00

di Clarissa, 09/01/2019 © Riproduzione Riservata

“Ma quindi? Che dobbiamo fare?”

Mia cugina era eccitatissima all’idea di giocare, io invece… così così. Ma magari si sarebbe rivelata un’attività spassosa, quindi perché no?
il diario di clarissa

“Creiamo una nuova partita e sincronizziamo due utenze. Clarissa risponde per prima nel modo più onesto possibile e noi cerchiamo di capire la risposta corretta. Alla fine del gioco uscirà una percentuale di compatibilità. Carino, vero?”

Sì, dai. La tiepida risposta plateale dimostrava uno scarsissimo entusiasmo da parte di tutti, ma in fondo per me era divertente testare la reale conoscenza di quelli che erano i miei amici più intimi e storici. E già mi immaginavo l’assurdo contributo di chi non mi conosceva proprio per niente. Tipo Anthony.

All’improvviso mi ero trovata con il mio smartphone in mano e la prima domanda che lampeggiava sul display.

1° domanda: con chi preferiresti parlare, con i tuoi antenati o i tuoi futuri discendenti?

Se potessi scegliere direi con i miei antenati. Se dovessi finire a parlare con i miei discendenti mi perderei in domande sul futuro che è meglio non approfondire.

Risposta: Antenati.

E ora toccava agli altri. Mi sentivo giusto un po’ osservata. Ma Erin era subito partita:

“Sicuramente gli antenati. Non vorrebbe mai avere informazioni importanti sul futuro”

Brava Erin.

Giusta. Evviva.

2° domanda: Sei a una festa e ti domandano di fare un discorso. Che fai? Improvvisi o scappi?

Ho sempre avuto il terrore di parlare in pubblico, ma nel corso degli anni ho imparato a fregarmene, quindi… Improvviso dai.

Tra Cal e Erin si era aperto un acceso dibattito su questo punto. “Guarda che Clarissa scappa di fronte a ste cose. La vedresti fuori a passo veloce che urla ‘scusate ragazzi, ho dimenticato il gas acceso, devo andare’. E noi: Clarissa, guarda che hai l’induzione a casa.” Ahahah. Si erano messi tutti a ridere immaginando la visione di Cal. Stronzetto.

Ma Erin aveva prontamente replicato: “no, non sono d’accordo, Clarissa non è più così. Ha imparato ad affrontare a muso duro alcune situazioni che la mettono in ansia. Improvvisa”

Tutti mi guardavano, ma io ero rimasta in silenzio con un sorrisetto. Alla fine avevano risposto correttamente, ma era sempre merito di Erin.

3° domanda: Quando sei al primo appuntamento sei in grado di dire subito se ce ne sarà un secondo?

Questa era una domanda interessante. Beh, dal mio punto di vista mi veniva da dire di sì. Anche se anni prima ero andata a un appuntamento al buio con un conoscente di una mia amica e avevo avuto l’impressione che fosse andata alla grande. Avevamo parlato tanto, eravamo entrati in confidenza, avevamo riso, mi aveva anche fatto dei fantastici complimenti sui miei occhi e il mio sorriso. Ero strasicura che mi avrebbe chiesto ancora di uscire. Ma alla domanda diretta da parte della mia amica lui aveva risposto che non era scattato nulla, che ero carina e che mi trovava simpatica, ma niente di più. Ci ero rimasta anche un po’ male.

Sì o no? Avevo deciso di rispondere di sì. A parte quella défaillance, già dal primo appuntamento solitamente capisco con chi ho a che fare. (E Teo?????) Vabbè, sì. Risposta definitiva.

Gli altri avevano risposto sì senza grossi problemi, ma non prima di ricordare a tutti quanto ero scarsa nelle mie valutazioni post-appuntamento. Appunto.

4° domanda: Sei più attratto da una persona molto simile a te o molto diversa da te?

Avevo dato una rapida occhiata a Anthony. Poi ero passata a Cal. E subito dopo a Damiano. Tre individui diversissimi. Era possibile capire il modello di uomo da cui ero attratta? Per niente. Forse avevano tutti e tre una sorta di leggerezza interiore che mi faceva piacere avere intorno. Erano simpatici, spigliati, intraprendenti. Ma Cal e Damiano erano anche personalità particolarmente complesse e difficilmente interpretabili. Sembravano persone semplici, ma non lo erano affatto.

E se pensavo a Teo e ad Alessandro erano altri due elementi estremamente variegati di un’accozzaglia di uomini che sembravano pescati a casaccio da chissà dove.

Eppure non era così. Ognuno di questi individui era fornito di almeno una qualità di cui mi sentivo carente e che finivo per cercare nelle mie frequentazioni.

Nel caso di Cal era la fiducia nelle persone, nel caso di Teo era una spiccata sicurezza personale, nel caso di Alessandro era la stabilità, nel caso di Damiano era… boh, dovevo ancora capirlo.

Simili a me o diversi da me? Diversi da me. Senza alcun dubbio.

I miei amici avevano gradito la domanda, ma si erano un po’ persi tra fazioni distinte. Alcuni reputavano i miei ex-partner molto simili a me. Cosa che mi sembrava un po’ strana. Ma Erin e Alba erano sicure che il mio interesse finisse quasi sempre su individui piuttosto diversi in termini di personalità. Cal non riusciva a decidere. Anthony aveva farfugliato un “ma che caxxo di domanda è? Sarà attratta da quelli che la soddisfano”. Grazie per il prezioso contributo, Anthony.

Damiano mi scrutava. Stava per dire la sua, poi si era fermato. Almeno non era uno che sparava frasi a casaccio come Anthony. Già questo mi allietava. Ma alla fine si era deciso:

“Non conosco benissimo Clarissa, ma mi sembra una donna intelligente e imprevedibile. Non penso che si accontenterebbe di stare con un uomo che non sia in grado di stupirla e sorprenderla. E avere vicino una persona molto simile significa scoprire poco di sé stessi e degli altri. Secondo me lei non è così”.

Aveva espresso tutto il suo pensiero fissandomi dritta negli occhi.

Io l’avevo guardato totalmente rapita, in silenzio. Mi aveva sorriso con quella bocca carnosa che stava diventando sempre più invitante. In me stava germogliando un desiderio irrefrenabile per quell’uomo. Avrei voluto alzarmi dal tavolo, prendergli la faccia tra le mani e limonarmelo senza pudore. Dopodiché rimanere immobile a fissare quegli occhi marroni, profondi, intensi e magari…

“Quindi? Clarissa?”

Ah. Sì. Una persona molto diversa da me. Giusto.

Quel gioco si stava rivelando più interessante del previsto. Ero pronta ed entusiasta a vedere dove si poteva arrivare.

E invece da lì erano partite una serie di domande scomode e inopportune.

5° domanda: Hai mai tradito il tuo partner?

Oh no! Questa domanda non mi piaceva. Dovevo scegliere. Potevo optare per la verità oppure mentire in maniera spudorata, ma avendo di fronte Erin, Cal e Alba non sarei mai riuscita a cavarmela impunemente.

Uhhhhh. I miei cari amici sguazzavano in un brodo di giuggiole. Che stronzi. Si guardavano divertiti e facevano commenti stupidi. “Clarissa, sei preoccupata?”

Preoccupata? Ma di cosa?

Damiano rideva con gli altri ma non aveva idea di cosa stessero intendendo. I miei amici invece lo sapevano eccome. Anni prima avevo frequentato due ragazzi contemporaneamente. Era una cosa schifosa e io ne ero consapevole, ma ero giovane, allegrotta, un po’ stupida. E poi c’era stata la storia con Marco, una frequentazione un po’ più seria. Peccato che in quel periodo mi limonavo senza grossi problemi anche Gianluca.

Non ero mai stata favorevole al tradimento, ma avevo sempre avuto una certa propensione per le situazioni losche, soprattutto in età giovanile. Infatti nel mio repertorio potevo vantare una serie di frequentazioni abbastanza assurde.

E poi non avevo mai considerato quei baci un vero tradimento. Erano solo giochi innocenti senza significato. Insomma, se dovessi sentirmi davvero innamorata non lo farei. O forse è quello che si raccontano tutti dopo aver tradito?

Tra commenti e risate James non aveva perso l’occasione: “di sicuro so che si limonava un tizio mentre usciva con Marco”

E Danny aveva rincarato la dose: “Sì, è vero. Quel tipo che andava sempre a trovare in un paesino sperduto della Brianza. Viveva ancora con i suoi, non aveva neanche la patente. Com’è che si chiamava?”

“Dai, ragazzi, lasciate perdere”. Il tutto stava iniziando a essere piuttosto mortificante.

Alla fine avevano risposto di sì. Proprio come avevo risposto io. E la cosa era finita lì. Avevo dato una rapida occhiata a Damiano, e avevo notato che mi stava fissando con aria seria. Ma non avevo idea di cosa gli stesse passando per la testa. E comunque era andata così, che ci potevo fare?

Ma la domanda successiva era decisamente peggio.

Quella sì che mi avrebbe creato un tot di problemi …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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