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Il diario di Clarissa libro

giorno quarantadue

2018-12-12T22:59:16+00:00

di Clarissa, 05/12/2018 © Riproduzione Riservata

Era arrivata la settimana del mio compleanno. Novembre e dicembre erano i miei mesi preferiti, perché in successione arrivava il mio compleanno e subito dopo le feste di Natale. I due eventi erano abbastanza lontani tra di loro da evitare quella triste situazione di ricevere un unico pidocchioso regalo per entrambi gli avvenimenti, anche se ogni tanto capitava anche quello.
il diario di clarissa

L’atmosfera di autunno inoltrato mi dava un certo senso di pace, così come gli alberi spogli e il freddo pungente che si insinuava sotto i giacconi e i maglioni pesanti. Tutti detestano il fatto che faccia buio presto, io invece lo adoro. Vado pazza per le luci colorate, le vetrine illuminate, per gli scorci luminosi che arrivano dalle finestre dei palazzi. Mi fa divertire quell’indaffarata corsa ai regali, i negozi sempre aperti, il traffico di dicembre in cui perdersi. Tutto sembra muoversi velocemente, e anch’io divento superattiva durante il giorno, per chiudere poi la giornata con una tazza di tisana calda sotto il piumone morbido. E la Lucy accoccolata sulla coperta ai piedi del letto.

Una visione tranquillizzante addolcita ancora di più dal pensiero dei festeggiamenti per il mio imminente compleanno. 36 anni. Mi stavo avvicinando pericolosamente ai quaranta, ma non avevo alcuna voglia di mettermi a fare un bilancio di ciò che avevo realizzato nella mia vita, anche perché avevo solo una vaga idea di ciò che ero riuscita a combinare in tutti quegli anni. Avevo vissuto. Come tutti. E quindi chissenefrega.

Il pensiero di Damiano mi assillava, sapevo che in quell’occasione non avevo trovato il giusto coraggio per lasciarmi andare, ma non ero totalmente convinta di aver fatto la scelta sbagliata. Qualcosa non mi quadrava di tutta quella situazione, e anche del suo comportamento, quindi mi ero solo tutelata di fronte a una potenziale fregatura.

Peccato che non credevo fino in fondo a tutte quelle pragmatiche giustificazioni. Credevo molto di più a ciò che sentivo dentro, cioè la percezione di una triste sconfitta provocata dai miei timori e dalle mie insicurezze.

Non avevo voglia di parlarne con nessuno. Se l’avessi fatto, avrei rischiato di ricevere aspre critiche mascherate da buoni consigli, i soliti drammatici commenti su quanto bisogna rischiare nella vita, lasciarsi andare, le domande sul perché non avevo voluto dargli una possibilità considerando il mio interesse e bla bla bla… che palle!

In fondo nessuno poteva permettersi di sapere cosa era più giusto per me.

Volevo organizzare una super festa e invitare tutte le persone a cui volevo bene. E magari affogare i miei dispiaceri in un fiume di caxxate divertenti sparate tracannando boccali di birra. Ma prima volevo aprire finalmente la busta contenente i miei talenti. Mi sembrava di averla tenuta in disparte fin troppo a lungo.

Piena di eccitazione avevo strappato la busta e avevo trovato una lettera:

“Gentile Clarissa,
il plico che ti consegniamo è frutto di un lavoro approfondito, basato in parte su come ti sei raccontata, in parte sulle risposte ai test a cui ti sei sottoposta, ma anche sullo stile della tua grafia, sulla tua andatura e sul tuo modo di esprimerti. Alcuni aspetti dello studio non ti sono stati riferiti appositamente per dare spazio più spazio possibile alla tua “naturale” espressione.

Troverai un foglio all’interno del plico, è diviso in due parti. La prima parte sono i piccoli aiuti che puoi sfruttare per potenziare le tue predisposizioni. La seconda parte sono i tuoi talenti.

Siamo molto soddisfatti dei risultati, e ti auguriamo che possano darti il giusto spunto per trasformare in meglio la tua vita.
Distinti saluti”

Lo stile della mia grafia, la mia andatura e il mio modo di esprimermi? Davvero?

La mia grafia infantile e la mia andatura scazzata mi preoccupavano un po’. Magari c’era scritto che ero predisposta allo scazzo.

Avevo preso di volata il plico e avevo estratto il foglio:

Prima parte (i piccoli aiuti):
-La capacità di rinnovarsi
-La comunicazione convincente
-Darsi da fare per arrivare a un obiettivo
-Avventurarsi
-Prendersi cura di qualcosa/qualcuno

Ok.

Seconda parte (i talenti):
-Divulgare le proprie conoscenze
-Uso sapiente di piante e cristalli
-Studiare gli influssi lunari
-Scrittura
-Sfruttare l’immaginazione per entrare in connessione con altre dimensioni

Mmmhhh. Sì.

Oddio, erano cose che… boh.

Ero rimasta in silenzio per qualche minuto a fissare il foglio. Era un elenco di cose inaspettate, che dovevo in qualche modo riconoscere, ma… boh.

I piccoli aiuti già me li sentivo di più, anche se mai avrei pensato che fossero miei piccole predisposizioni. E’ vero che ero riuscita a convincere due testimoni di Geova di zona a non suonare più il mio caxxo di citofono il sabato mattina, a furia di “Che palle!!! Non suonate più il mio caxxo di citofono. Non voglio essere risvegliata da niente. Voglio dormire”. Però non so se si possa definire una comunicazione convincente. Direi più che altro brutale.

Avventurarsi? Proprio ciò che non avevo fatto con Damiano.

Darsi da fare per arrivare a un obiettivo. In effetti, considerando tutto il puttanaio che avevo messo in piedi per riuscire a scovare Teo… giusto per dirgli che era uno schifoso e che avrei fatto meglio a rovinargli quel fintissimo matrimonio… vabbè. E poi sì, adoro cambiare me stessa, reinventarmi, rinnovarmi. I piccoli aiuti erano quasi credibili.

Fissavo i miei talenti e la prima cosa che mi era balenata in mente era: “Ma cosa ho fatto in questi 36 anni?” E la seconda: “Ma uno serio no? Uno pratico? Qualcosa su cui si possa costruire una carriera?”

Erano tutte predisposizioni molto olistiche, direi anche poco terrene. Vagamente creative. E allora perché avevo studiato Economia? Avevo sbagliato tutto, o questi talenti giungevano a me in quel preciso momento per permettermi di aggiustare la mia direzione?

Era un pensiero fatalista, ma aveva ragione di esistere.

Ovviamente il talento della scrittura mi rendeva particolarmente felice. Scrivere mi aveva sempre dato una certa soddisfazione.

Anche la Luna mi aveva sempre affascinato e avevo letto molti libri che ne parlavano.

Avevo sempre adorato insegnare e spiegare, anche se in modo un po’ stronzo e severo, almeno a detta degli stagisti che avevo formato.

Da piccola amavo guardare “L’incantevole Creamy” e agitavo insistentemente un piccolo specchietto giallo e rotondo che mi avevano regalato, sperando che mi facesse accedere a un mondo immaginario fantastico. Che ricordi!

In realtà quei talenti mi calzavano a pennello. Certo, poi la società e la vita erano riusciti a uccidere tutto il mio entusiasmo e a disintegrare la mia vena creativa, ma questo capitava un po’ a tutti.

Ai tempi avevo scelto Economia perchè a livello razionale mi sembrava la scelta più utile. In effetti per pagare le bollette era perfetta. Per il resto poteva anche finire nel cesso insieme alla sua utilità razionale.

Avventurarsi? Quel punto mi tormentava perché mi faceva ripensare a Damiano. Perché in quell’occasione non ero riuscita a metterlo in pratica? Ma soprattutto… sarebbe stato possibile rimediare? …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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