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Il diario di Clarissa libro

giorno quaranta

2018-11-28T20:08:45+00:00

di Clarissa, 21/11/2018 © Riproduzione Riservata

Visibilmente stupita di trovare lì Damiano, Erin era entrata in casa guardandosi intorno con un certo disagio. Improvvisamente si era sentita nel posto sbagliato al momento sbagliato, in una situazione sbagliatissima e con la percezione di aver rovinato un momento importante. il diario di clarissa

Damiano era andato a prendere le pizze per ridurre notevolmente i tempi di attesa, e così mi ero ritrovata da sola con Erin, che si era subito espressa:

“Ma cosa state combinando voi due?”

“Non stiamo combinando niente, Erin, si è presentato alla porta e autoinvitato a cena”

Avevo tenuto all’oscuro Erin di molte cose che erano successe con Damiano, in particolare della serata al pub. Non era mia intenzione mentirle, anzi detestavo farlo. Però lei conosceva piuttosto bene la cerchia di Stefano, Damiano and company, e non volevo metterla in una posizione complicata iniziando a chiederle informazioni e cercando conferme tramite le sue conoscenze.

In realtà temevo abbastanza il suo giudizio. Non che Erin sia una persona giudicante, dopotutto è la mia migliore amica, ma si può definire piuttosto severa nelle sue opinioni, che solo scarsamente sono dettate da una pacata e tollerante accettazione delle debolezze altrui. Diciamo che è capace di sfoggiare le sue abilità di avvocato per proporre una rigida panoramica di prove a sfavore di qualunque dinamica comportamentale ritenga poco opportuna. Sarebbe capace di uccidere qualsiasi iniziativa romantica in nome di una proficua e controllata condotta guidata dal raziocinio.

Ma purtroppo io sono una persona emotiva. E quindi totalmente fuori controllo. Spiace.

Ero già pronta ad ascoltare la sua arringa fatta di “come mai non me l’hai detto” e di “chissà cosa stai combinando”, “sei il solito disastro” bla bla bla… E invece…

“Damiano non è il tipo da fare certe cose”

“Già. Magari gli piaccio davvero”

“Sì, può darsi. Ma Laura?”

“Chi è Laura? La biondina? Perché, cosa sai?”

“So che lei è molto innamorata”

“E lui?”

“Boh”

“Stanno insieme?”

“Si frequentano da un po’”

“E lei è molto più figa di me”

“A questo non rispondo, Clarissa”

“Brava, non rispondere”

Tornato con le pizze ci eravamo messi a tavola. Ma dopo cinque minuti Erin non si era lasciata perdere l’occasione:

“Damiano, come sta Laura?”

Le avevo mandato un’occhiata di fuoco, ma in realtà mi stava facendo un favore. Morivo dalla voglia di scoprire come stavano le cose.

Damiano, piuttosto turbato e a disagio aveva guardato Erin, poi aveva posato lo sguardo su di me, poi ancora su Erin. Alla fine aveva risposto:

“Mah, temo che non stia molto bene. Le ho fatto un certo discorso ieri sera, e non ha reagito bene”

Io ero rimasta in silenzio, avevo incontrato lo sguardo di Erin e lei aveva incontrato il mio. Entrambe cercavamo di nascondere il più possibile un’espressione di esultanza che sentivamo nel profondo manifestando un tiepido sentimento di umana comprensione per il dispiacere che Damiano aveva causato a quella povera ragazza.

Erin era intervenuta:

“Beh, Damiano, magari dire certe cose può far male, ma è inutile portare avanti cose che uno non sente. Insomma, se uno non ci arriva da solo forse è il caso di dirglielo in faccia”

“Infatti mi sono sentito uno stronzo, ma non potevo fare altrimenti”

E a quel punto Damiano non mi aveva tolto gli occhi di dosso per almeno un paio di minuti.

Io, totalmente a disagio, mi ero alzata da tavola e avevo iniziato a trafficare in cucina, a sistemare piatti e posate, a cercare i bicchieri per offrire un mirto o una Sambuca ai miei ospiti. Sentivo il bisogno di tenermi occupata e in movimento per non pensare a eventuali ripercussioni di quell’inaspettata rivelazione.

Avrei dovuto essere felice, ma in realtà mi stava salendo un’ansia terribile.

Ormai ero abituata ad affrontare rifiuti e fallimenti, in qualche modo li accettavo e andavo avanti. Ma quanto ero abituata a farmi coinvolgere emotivamente da chi mostrava interesse nei miei confronti?

Zero.

Avevo più dimestichezza con frequentazioni superficiali e sesso occasionale, l’aver a che fare con un vero innamoramento corrisposto, la condivisione profonda e reale di sentimenti ed emozioni, l’assunzione di responsabilità, il dover fare certe cose tenendo conto delle esigenze di un’altra persona, l’essere obbligati a conoscere amici, parenti, genitori, il dover partecipare a eventi, cerimonie, compleanni di gente di cui non me ne fregava niente… Che orrore! Tutta quella roba mi faceva schifo. Ma soprattutto non ne ero capace.

Stavo vivendo una sorta di crisi di panico che non mi permetteva di stare calma e di riflettere tranquillamente. Sentivo il cuore pulsare a cento battiti al secondo.

Ma allora? Tutto quel tempo avevo pensato di aver subito rifiuti e umiliazioni e avevo sofferto per il fatto di non essere stata vista o apprezzata da coloro con cui avevo messo in gioco il mio cuore.

E ora? La domanda che mi veniva spontanea era: Ma avevo davvero messo in gioco il mio cuore? O ero andata sul sicuro con quelli che sapevo che il mio cuore non l’avrebbero mai voluto?

Tutto questo mi ronzava in testa e mi rendeva particolarmente inquieta e agitata, cosa che non era passata inosservata a Erin.

Dopo il rifiuto di un caffè o di un amaro, Erin si era dileguata in un lampo ed ero rimasta in casa da sola con Damiano.

“Clarissa, devo dirti una cosa importante”

“Ti prego, vattene” (Noooooooo!!!!!)

Mi era uscito spontaneo. Così, senza preavviso.

Lui era rimasto immobile a fissarmi con aria interrogativa. E allora avevo rincarato la dose:

“Damiano, vaffanculo, vai via. Insomma, che caxxo…”

Mi capitava sempre così. Quando non riuscivo a mantenere sotto controllo le mie emozioni reagivo incazzandomi. La rabbia è di più facile gestione, mi permette di buttare fuori cose senza espormi veramente, quindi la usavo senza ritegno in tutte quelle situazioni che non riuscivo a governare razionalmente.

E avevo continuato sempre peggio:

“Io non so cosa sei venuto a fare. Insomma, mi hai trattato come una merda quando avevo diciassette anni, mi hai umiliato al matrimonio prendendomi in giro con i tuoi amici, mandi messaggi assolutamente inopportuni mentre frequenti un’altra persona, per non parlare di come ti sei comportato al pub quella sera. Quando io mi ero presentata solo per parlarti. Che caxxo! Ora ti presenti qui, senza invito e senza preavviso, in cerca di cosa? Si può sapere che sei venuto a fare?” (ommioddioooo!!!!)

Sempre silenzioso mi fissava e non sapeva cosa dire.

Dopo qualche istante si era alzato in piedi, aveva fatto un paio di passi intorno al tavolo, era andato alla finestra, poi era tornato indietro. Mi sa che si stava incazzando anche lui.

“Posso dire una cosa anch’io?” … mah … forse è il caso …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

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