Loading...
Il diario di Clarissa libro

giorno cinquantatre

2019-03-20T19:27:33+00:00

di Clarissa, 06/03/2019 © Riproduzione Riservata

Una sera che non c’era niente di passabile sui 50 e più canali di sky mi ero messa a guardare un’intervista a Vasco Rossi che avevo registrato qualche mese prima grazie al mio preziosissimo decoder mysky. Registravo roba e poi mi dimenticavo di guardarla. Il più classico dei classici quando si hanno a disposizione così tante cose che non si riesce neanche a starci dietro.

il diario di clarissa

L’intervistatore aveva chiesto a Vasco qual era il segreto del suo successo.

Il suo fare trasandato ma alla buona, da personaggio famoso totalmente inaccessibile che dava l’impressione di essere il buon amico che avresti potuto tranquillamente incontrare al bar di quartiere, suscitava un senso di intimità così forte nelle sue interviste che era difficile non rimanerne rapiti. Non era il massimo espositore di perle di saggezza, anzi, a livello culturale probabilmente non c’eravamo proprio, ma era una di quelle persone che avrebbero comunque meritato una laurea all’università della vita. Ne sapeva, ne sapeva. E ne parlava con un sorriso aperto e una disposizione d’animo da buon consigliere.

“Ho dato tutto me stesso alla musica. Magari qualcuno ci mette qualcosa, magari una buona parte, magari ci crede. E vorrebbe dare ancora di più. Ma io ho dato tutto. E dare tutto non è facile”

Una piccola pausa, un piccolo sorriso, due occhi lucidi e aveva continuato:

“Questo è il segreto. Metterci tutto, anche quando fa paura. Se uno mette tutto sé stesso per forza arriva al successo. Magari non plateale, magari nell’ombra, non davanti a cento mila persone, ma il successo arriva. E’ la tua vita che diventa un successo”

La tua vita diventa un successo.

Era un consiglio semplice, magari neanche così originale, ma mi aveva toccata. Dopotutto non avevo idea di cosa significasse mettere tutto di sé stessi in qualcosa. Mi trattenevo. Nel lavoro, nell’amore, nelle passioni, mi sentivo sempre legata a un ipotetico elastico da bungee jumping. Ti lanci, lo fai, e magari ci credi. E l’elastico ti fa arrivare quasi a toccare l’intoccabile. Ma poi si ritira e ti tocca tornare al punto di partenza. Nella vita mi ero sempre sentita così.

Al lavoro continuavano ad arrivare notizie. Alcune vere, alcune frutto di gossip da corridoio, alcune inventate solo per creare ansia e disperazione da falliti boriosi in cerca di riscatto. Ma una sembrava la vera notizia scoop della settimana.

Avrebbero mandato via 17 persone. Tutte con una buonuscita abbastanza sostanziosa. Forse 24 mensilità.

Quella era una svolta da non sottovalutare. Ci ero andata vicina già una volta. Qualche anno prima avevo lavorato in un’azienda di telecomunicazioni che stava per assumermi a tempo indeterminato. Purtroppo, causa alcune questioni burocratiche e carenze di budget dell’ultimo minuto mi avevano proposto un ulteriore rinnovo da interinale. Dovevo solo aspettare qualche altro mese, così mi avevano detto.

Ma io non avevo aspettato. Ero passata alla concorrenza dopo poche settimane.

Qualche tempo più tardi l’azienda che avevo abbandonato era stata acquisita e avevano offerto una ventina di mensilità a chi si sarebbe presentato per le dimissioni.

Una gara di velocità. Così me l’avevano descritta i miei ex-colleghi. Appena era affiorata la mail di risorse umane con la comunicazione che i posti erano limitati, e chi prima si sarebbe presentato nell’ufficio di Amministrazione avrebbe avuto la possibilità di ricevere la buonuscita, i corridoi erano diventati delle vere piste di atletica leggera. Lavoratori impazziti che correvano ad accaparrarsi l’ultima boccata di libertà ben retribuita.

Io non avevo potuto beneficiare di quel trattamento, e mi ero pure persa il divertimento di assistere a quella situazione inverosimile, ma avrei potuto recuperare a questo giro. Forse era arrivato il mio momento. Dovevo solo aspettare, avevano ragione.

“Non vorrai mica basare le tue decisioni su quello che dice quel mezzo drogato?”

“Danny, se vuoi vedere solo questo di lui, vedi questo”

“Ma qui non si tratta solo di soldi, si tratta di dire addio a un contratto a tempo indeterminato. Non ne troverai un altro facilmente, Clarissa. C’è crisi”

“Ti rendi conto che contratto indeterminato significa continuare a fare qualcosa che ti fa cagare a tempo indeterminato? All’infinito? Senza vedere una fine?”

“Ha ragione Danny, Clarissa. Stai facendo una caxxata”

Avevo preferito rimanere in silenzio. Il mio sospiro sconsolato aveva chiuso quell’inutile conversazione tra colleghi.

Erano tutte giustissime obiezioni. Ovvie obiezioni.

Ma io sentivo che non ce l’avrei fatta ad andare avanti. Volevo la mia via d’uscita per capire cosa mi sarebbe piaciuto fare nella vita. E 50 mila euro erano una bella rete di salvataggio. Almeno per un po’.

L’unico dilemma che mi frullava nella testa era di non riuscire a trovare la direzione giusta. Di finire nuovamente a fare ciò che già sapevo fare e magari in un ambiente molto peggiore di quello che volevo tanto lasciare.

Oppure di finire come quei pensionati incaxxati che non fanno niente dalla mattina alla sera e rompono il caxxo su dove piscia il mio cane. Giusto per fare qualcosa. Per sentirsi ancora vivi, visto che non hanno niente di cui occuparsi, nessuna prospettiva, né voglia di cimentarsi in qualcosa che ancora sia capace di appassionarli.

Ci vuole sempre qualcosa. Anche piccola. Un progettino, un hobby, uno scopo. La gente tende a vivere di più e meglio se ha uno scopo. E’ scientificamente provato, l’ho letto da qualche parte.

Ma una mattina, contro il parere di chiunque volesse darmene uno, anche quando non richiesto, ero andata nell’ufficio del mio dirigente e avevo affrontato la cosa senza mezzi termini:

“Voglio entrare nella lista dei 17 che verranno cacciati. Come facciamo?”

Il mio capo mi aveva guardata a bocca spalancata. Non se l’aspettava, lo sapevo. E per 15 secondi mi ero goduta a pieno quella faccia stupita e allucinata di quando dici a qualcuno qualcosa di inaspettato. Una frase che mai si sarebbe sognato potesse uscire proprio dalla mia bocca di lavoratrice affidabile.

“Come mai, Clarissa? Sei una delle nostre analiste migliori. Non ti sceglierebbero mai, hanno sempre bisogno di analisti”

Ecco. Lo sapevo che le mie performance impeccabili mi avrebbero giocato contro.

“Voglio cambiare strada. Fare qualcosa di diverso”

“A quanto ne so hanno già i nominativi delle persone che vogliono lasciare a casa. Nessuno del nostro gruppo”

“Quindi? Stai dicendo che non ci sono possibilità? E il fatto che io abbia preso più ore di permesso di chiunque negli ultimi mesi non può essere visto in maniera negativa? E la mail dell’AD? Nulla di questo gioca a mio sfavore? Cosa devo fare? Ancora più permessi e mettermi anche a lavorare male?”

“Farò finta di non aver sentito, Clarissa”

Avevo esagerato. Avevo cagato fuori dal vaso e lo sapevo.

“Secondo me c’è un’unica possibilità”

“Sarebbe?”

“Che provi a proporti come volontaria. Nessuna azienda vuole come dipendente una persona che preferirebbe andarsene. Però …”

“Però?”

“Considera che se ti dicono di no ti giochi la tua credibilità in questa azienda. Verrai considerata quella che voleva farsi cacciare. A discapito della tua carriera e del tuo futuro lavorativo. E se poi deciderai di andartene di tua spontanea volontà non ti daranno niente”

Cavolo.

“Sicura di volerlo fare?”

Già. Ero sicura di volerlo fare? …

Ci vediamo mercoledì prossimo per una nuova pagina del mio diario!

Segui Clarissa su Instagram

Vai al giorno precedente

Vai al giorno successivo

Articoli di Astrologia&Psicologia in evidenza